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Essere media partner di un evento significa ascoltarlo prima ancora di raccontarlo. Al Vintage Market di Monte Cerignone abbiamo portato con noi uno studio mobile, microfoni, cuffie e soprattutto la voglia di incontrare persone.

Quando siamo arrivati a Monte Cerignone per il Vintage Market avevamo con noi quello che ormai considero a tutti gli effetti uno studio mobile: microfoni, cuffie, registratore, computer, cavi, qualche supporto e naturalmente il roll-up di Radio in2parole. Tutto abbastanza leggero da stare in macchina, essere montato in poco tempo e trasformare un tavolo qualsiasi in un piccolo spazio di registrazione.

È una configurazione molto diversa da quella di uno studio radiofonico tradizionale, ma forse proprio per questo mi interessa sempre di più.

Essere media partner di un evento, almeno per come lo intendiamo noi, non significa infatti arrivare, scattare qualche fotografia, pubblicare due contenuti sui social e aggiungere il proprio logo alla locandina. Significa entrare dentro l’evento e provare a capirlo attraverso le persone che lo stanno costruendo e vivendo.

Il Vintage Market di Monte Cerignone ci ha dato l’occasione di farlo in modo molto naturale.

C’era un borgo pieno di persone, c’erano espositori, organizzatori, curiosi, abitanti, persone arrivate da fuori. C’era chi vendeva, chi organizzava, chi si incontrava, chi semplicemente passava. E in mezzo a tutto questo noi avevamo un microfono.

È forse questa la parte che mi piace di più della radio fatta in questo modo: non sai esattamente quale sarà la storia prima di iniziare.

In studio normalmente sai chi arriverà. Hai letto qualcosa sull’ospite, hai preparato una traccia, hai immaginato la conversazione. In un evento le cose funzionano diversamente. Incontri una persona perché passa davanti al tavolo, qualcuno te la presenta, ascolti una frase e capisci che vale la pena approfondirla, oppure inizi parlando di una cosa e dopo cinque minuti ti trovi da tutt’altra parte.

Naturalmente dal punto di vista tecnico è tutto più complicato. Ci sono i rumori, la musica, la gente che passa, le voci sovrapposte. Non puoi controllare perfettamente l’ambiente.

Ma forse non devi nemmeno farlo.

Perché se stai raccontando una piazza, una festa o un borgo, quella piazza deve in qualche modo entrare anche nella registrazione. Altrimenti tanto vale invitare le persone in studio qualche giorno dopo.

È qui che secondo me diventa interessante anche il concetto di studio mobile.

Non perché sia particolarmente innovativo avere un registratore portatile o due microfoni. Quello oggi è relativamente semplice. La cosa interessante è poter trasformare temporaneamente un luogo in uno spazio di ascolto.

Un tavolo in una piazza diventa una piccola redazione.

Un’intervista iniziata quasi per caso diventa un contenuto.

Una persona che inizialmente pensava di avere poco da dire scopre invece di possedere una storia.

E quando le interviste iniziano ad accumularsi succede qualcosa di ancora più interessante: non stai più raccontando soltanto l’evento.

Stai costruendo una piccola raccolta di voci.

Il Vintage Market, da questo punto di vista, è stato un ottimo esempio. L’evento aveva naturalmente una propria identità: vintage, artigianato, musica, cibo, intrattenimento. Ma attraverso le interviste cominciavano a emergere altri livelli.

Il rapporto delle persone con Monte Cerignone.

Le ragioni per cui qualcuno aveva scelto di partecipare.

Le storie degli espositori.

Il lavoro degli organizzatori.

Il modo in cui una comunità piccola riesce comunque a mettere insieme energie sufficienti per costruire una giornata capace di attirare persone anche da fuori.

Sono aspetti che una locandina non può raccontare.

Ed è qui che, secondo me, il ruolo di un media partner può diventare più interessante anche per chi organizza un evento.

Un evento normalmente vive in un arco di tempo molto breve. Viene preparato per settimane o mesi, poi arriva il giorno stabilito, succedono moltissime cose insieme e poche ore dopo tutto è già finito.

Si smontano i gazebo, si liberano le piazze, le persone tornano a casa.

La comunicazione spesso segue lo stesso percorso: prima dell’evento serve per promuoverlo, durante serve per mostrarlo, subito dopo arrivano le fotografie e i ringraziamenti.

Poi si passa ad altro.

Le interviste permettono invece di allungare quella vita.

Una conversazione può essere pubblicata dopo una settimana. Può diventare parte di un podcast. Può essere inserita in una playlist. Può essere ripresa mesi dopo. Può persino diventare un piccolo archivio sonoro di un luogo e delle persone che lo hanno attraversato.

Per questo mi interessa sempre meno pensare alla radio soltanto come a qualcosa che trasmette e sempre di più come a uno strumento che raccoglie.

Raccoglie persone.

Raccoglie pezzi di memoria.

Raccoglie idee.

Raccoglie anche quelle piccole storie che normalmente non diventerebbero mai una notizia, ma che spesso sono molto più interessanti della notizia stessa.

A Monte Cerignone abbiamo fatto esattamente questo.

Abbiamo portato lo studio fuori dallo studio.

Abbiamo acceso i microfoni.

E abbiamo ascoltato.

Qui sotto raccoglieremo le interviste realizzate durante il Vintage Market, perché forse il modo più corretto per chiudere questo racconto non è aggiungere altre parole.

È lasciare spazio alle loro.

Autore – Cristian Tava

Formatore, ricercatore e progettista di percorsi sulla comunicazione, la voce e le comunità.

Fondatore di in2parole e ideatore di Villaggio Saggio. Lavora sull’incontro tra comunicazione, crescita personale e trasformazione dei territori.

Nota editoriale
Questo contenuto è stato sviluppato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per ricerca, organizzazione e revisione linguistica. Il contenuto finale è sottoposto a revisione e responsabilità editoriale dell’autore.