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Quando pensiamo al giornalismo ci tornano alla mente i vecchi film, spesso in bianco e nero, con una redazione fumosa e caotica dove i giornalisti correvano contro il tempo per completare l’impaginato del quotidiano prossimo ad andare in stampa.

Quanto immaginario andato perso o rimasto attaccato solo a qualche pellicola cinematografica o stampato in qualche libro noir.

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una veloce involuzione di un sistema che poco ha a che fare con il fornire notizie.

A me la carta piace, mi piacciono i quotidiani (che non ho mai capito come leggere visto che sono dislessico) mi piacciono i libri, mi piacciono le riviste, mi piacciono le lettere scritte a mano. 

Ma ne apprezzo ancora di più il contenuto, mi piace quando posso leggere qualcosa che mi arricchisce e mi accende lampadine in testa.

Il giornalismo è ormai uno strumento di distrazione e di confusione. E non sono io a dirlo e non è nemmeno conseguenza del covid o di altre strumentalizzazioni. 

Leggendo Noam Chomsky ci si rende conto di come l’analisi di questo settore non possa che essere spietata e definitiva.

Il Giornalismo ha “prodotto” in questi anni informazioni che spesso sfioravano la fiction, creando notizie dove mancava proprio la Notizia, valorizzando accadimenti a dir poco inutili e occultando informazioni importanti per non dispiacere a questo o quell’organo di potere (pubblico o privato)

il potere del giornalismo è alto, altissimo. Sposta l’opinione delle persone e ne condiziona spesso le scelte. 

Grazie ad un grande complice, il sistema dei social che amplifica notizie faziose, è sempre riuscito a condizionare il pensiero collettivo. 

In due anni tutto questo si è solo esasperato ma era un percorso già presente nel sottobosco di notizie, accadimenti e contenuti. 

Se ben si presta attenzione, è possibile riconoscere diversi schemi ricorsivi nella comunicazione giornalistica. Per noi è stato utile riconoscere un comportamento in particolare che ha accesso i nostri campanelli d’allarme: la “denigrazione”. 

Anche il miglior professionista inserisce nel suo articolo una dose di soggettività e a volte anche un giudizio, lo sto facendo anche io in questo articolo. Meno accettabile quando per rafforzare una tesi (da verificare) inizia un percorso accurato di ridicolizzazione  del pensiero differente o dell’avversario politico. 

Altro campanello d’allarme è il “monopolio”. L’unicità dei contenuti che invadono in un dato momento l’informazione, per poi sparire un secondo dopo. Tutto questo ha senso se lo rapportiamo ad un accadimento importante. Ma diventa allarmante quando è un atteggiamento quasi bipolare. 

Trovo che anche il diffondere continuamente notizie frivole (così come fornire strumenti di distrazione come i social o creare trasmissioni TV di appiattimento culturale) aiuti il cervello a cercare sempre meno notizie utili ad una crescita sociale collettiva, favorendo invece un abbattimento dei pensieri strutturati e dei quesiti.

Non ultimo il linguaggio. La scelta dei vocaboli adatti a suggerire sempre uno stato di emergenza, guerra, pericolo crea nelle persone la continua sensazione di esserlo realmente e soprattutto di aver bisogno di un “difensore” istituzionale.

Tutti questi motivi, perpetrati e strumentalizzati di continuo negli ultimi anni, uniti alla deliberata scelta di fare delle fake-news uno strumento per creare confusione informativa ci ha fatto prendere determinate scelte etiche e di raccontare questa visione analitica del modo di comunicare.

Prima di in2parole, già molti ricercatori e letterati hanno espresso le loro opinioni in merito per portare i lettori alla razionalità, all’analisi, all’approfondimento delle fonti. 

Le leve psicologiche e sociologiche utilizzate non hanno nulla di etico. Non parliamo solo delle finalità dell’algoritmo di google o dei social che mira a vendere più prodotti e quindi fare più fatturato. Stiamo parlando di uno stormo di persone che viene trascinato senza consapevolezza alcuna dietro a questa o quell’idea, a volte per fare dei test sociali altre volte per trasformare il pensiero fluido in pensiero binario (si | no).

In conclusione, la nostra presa di posizione non è contro la figura del Giornalista, che continuo a rispettare come persona e professionista, quanto al Giornalismo usato in maniera strumentale.

Un’ultima riflessione: ma se questo “potere” fosse usato eticamente, quanto saremmo capaci di cambiare il mondo intorno a noi e di renderlo migliore per tutti?

 

Cristian Tava

Titolare di in2parole ne ho fatto uno strumento per raccontare la mia visione del mondo attraverso la comunicazione etica. Sono ideatore del progetto Villaggio Saggio per promuovere l'economia circolare e metto la mia agenzia a disposizione di progetti che ne rispettino l'aspetto etico e di comunità.

Mi piace pensare al mondo come qualcosa di unico e diverso sempre in divenire e amo proprio l'unicità delle persone.

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