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Una nuova rivista tra umanesimo, scienza, tecnologia e pensiero critico. E un ritorno alla carta, agli articoli long form e al tempo necessario per sviluppare davvero un’idea.

Viviamo una fase della comunicazione nella quale tutto sembra chiederci velocità. Le informazioni arrivano continuamente, scorrono sugli schermi, vengono consumate e sostituite da altre informazioni ancora prima che abbiamo avuto il tempo di comprenderle davvero.

Forse proprio per questo trovo particolarmente interessante assistere alla nascita di una nuova rivista.

Si chiama The M ed è il progetto editoriale ideato da Ferdinando Dagostino al quale ho avuto il piacere di partecipare come autore e componente della redazione.

Il primo numero è uscito nel luglio 2026 e nasce con un intento molto preciso: creare uno spazio di incontro tra umanesimo, scienza, tecnologia e pensiero critico, rimettendo al centro l’essere umano e la sua capacità di interrogarsi sul mondo che sta costruendo.

Una rivista, quindi.

Carta, immagini, articoli lunghi, approfondimenti e persino il tempo necessario per arrivare alla fine di una riflessione.

Già questo, oggi, rappresenta una scelta editoriale interessante.

Il tempo della lettura

Da molti anni chi lavora nella comunicazione sente ripetere che il tempo di attenzione delle persone si sarebbe drasticamente ridotto.

Questa convinzione ha influenzato profondamente il modo in cui costruiamo i contenuti. Titoli sempre più rapidi, testi più brevi, video di pochi secondi, messaggi progettati per arrivare immediatamente al punto.

La velocità ha certamente una sua funzione, ma esiste anche un’altra esperienza della comunicazione: quella che richiede tempo.

Leggere un articolo lungo significa concedere a un autore la possibilità di sviluppare un pensiero e, contemporaneamente, concedere a noi stessi il tempo per seguirlo, metterlo in discussione, collegarlo alle nostre esperienze e magari tornare su qualche passaggio.

È probabilmente questa una delle caratteristiche che continuo ad apprezzare maggiormente nella scrittura long form.

Un articolo culturale può permettersi di partire da un tema e attraversarne molti altri. Può aprire una domanda senza avere immediatamente l’obbligo di chiuderla. Può lasciare una frase nella mente del lettore e permetterle di continuare a lavorare anche nei giorni successivi.

Il tempo della lettura diventa così anche tempo del pensiero.

Quando la carta cambia il modo di leggere

La presenza della carta aggiunge un ulteriore elemento.

Carta e digitale rappresentano due esperienze differenti e possono tranquillamente convivere. Utilizziamo quotidianamente strumenti digitali, leggiamo articoli online, ascoltiamo podcast, guardiamo video e costruiamo buona parte delle nostre relazioni professionali attraverso uno schermo.

Una rivista introduce però una diversa ritualità.

La prendiamo in mano, la sfogliamo, ci fermiamo su un’immagine, torniamo indietro di qualche pagina. Possiamo lasciare un segno, piegare un angolo, appoggiarla su un tavolo e riprenderla qualche giorno dopo.

Il contenuto acquisisce una dimensione fisica.

E forse proprio questa fisicità contribuisce a cambiare anche il nostro rapporto con il tempo.

Nelle pagine di The M questa scelta diventa particolarmente evidente perché grafica, immagini e testi sono costruiti come parti dello stesso racconto editoriale. Il primo numero attraversa temi legati al linguaggio, alla scienza, alla poesia, alla tecnologia e alla centralità dell’essere umano.

Prima delle idee vengono le parole

Il mio contributo al primo numero si intitola “Prima delle idee vengono le parole” e occupa le pagine dalla 7 alla 14.

È un articolo che nasce da una riflessione che accompagna da tempo il mio lavoro:

il modo in cui utilizziamo le parole contribuisce a costruire il modo in cui pensiamo, ascoltiamo e interpretiamo il mondo.

Da qui prende forma un percorso che attraversa la crisi dell’ascolto, il rapporto con il tempo, il valore del silenzio e quella che nel testo provo a definire come una possibile igiene dell’oralità.

Mi interessa osservare ciò che accade alle parole quando diventano veloci, automatiche, ripetute oppure utilizzate senza più interrogarci sul loro significato.

E mi interessa ancora di più esplorare il percorso contrario: tornare a scegliere le parole, ascoltare prima di rispondere, utilizzare il silenzio come spazio di comprensione e recuperare quella dimensione della conversazione nella quale comunicare significa prima di tutto incontrare qualcuno.

Nell’articolo arrivo così a una riflessione che sintetizza buona parte del mio lavoro attuale:

custodire le parole significa custodire il pensiero.

Una rivista fatta di dialoghi

Una delle caratteristiche che trovo più interessanti di questo primo numero è la pluralità degli sguardi.

Valerio Dieni esplora il rapporto tra letteratura e scienza cercando di ridurre quella distanza che spesso percepiamo tra discipline umanistiche e conoscenza scientifica.

Carlotta Silvestrini affronta invece il tema della “variabile dimenticata”, interrogandosi su cosa accade quando modelli economici, tecnologici e organizzativi dimenticano proprio l’essere umano che dovrebbero servire.

Ferdinando Dagostino dedica il suo approfondimento alla Poetry Therapy, osservando il rapporto tra poesia, cognizione e benessere psicologico.

A questi contenuti si aggiungono consigli letterari, illustrazioni e altri elementi editoriali che rendono la rivista qualcosa di diverso da una semplice raccolta di articoli.

Il filo conduttore emerge progressivamente: osservare la trasformazione tecnologica senza perdere la capacità di interrogarsi sul significato umano di ciò che stiamo costruendo.

Leggere il primo numero di The M

Il primo numero di The M è distribuito gratuitamente.

Scarica gratuitamente The M – Numero 1

    Desidero ricevere una copia della rivista TheM in formato pdf



    Chi vuole conoscere meglio il progetto può inoltre visitare il sito di The Monkey:

    https://www.themonkey.info/

    Il mio articolo, Prima delle idee vengono le parole, si trova dalla pagina 7 alla pagina 14 della rivista.

    Quando una rivista diventa uno strumento di comunicazione

    C’è poi un’altra possibilità che questo progetto rende evidente.

    Una rivista può essere anche uno straordinario strumento per raccontare un’organizzazione.

    Penso alle aziende che possiedono competenze, esperienze e persone interessanti ma finiscono spesso per raccontarsi esclusivamente attraverso brochure, post promozionali o presentazioni commerciali.

    Penso alle associazioni che nel corso degli anni producono progetti, incontri, testimonianze e idee che meriterebbero di essere raccolte e trasformate in una narrazione più strutturata.

    Penso ai territori, alle comunità professionali e ai progetti culturali che potrebbero utilizzare una pubblicazione periodica per costruire memoria e identità.

    Una rivista permette di raccogliere queste storie e trasformarle in patrimonio editoriale.

    Nel primo numero di The M viene infatti presentata anche la possibilità di sviluppare riviste aziendali e pubblicazioni su misura, accompagnando il progetto dal concept fino alla pubblicazione.

    È una direzione che Ferdinando Dagostino sta sviluppando attraverso The Monkey e che considero particolarmente interessante proprio perché riporta la comunicazione aziendale verso contenuti capaci di avere maggiore profondità e durata.

    Per chi sta immaginando una rivista aziendale, un magazine culturale o una pubblicazione dedicata al proprio progetto, può quindi essere utile partire da qui:

    Scopri il progetto The Monkey

    https://www.themonkey.info/

    Una nota personale

    Pubblicare su The M rappresenta per me un ulteriore passo dentro un percorso che negli ultimi anni mi sta portando a dedicare sempre più spazio alla scrittura, all’osservazione e alla riflessione sui temi che attraversano la comunicazione, il linguaggio e il comportamento umano.

    Mi interessa una scrittura capace di prendersi il tempo necessario per sviluppare un pensiero, creare collegamenti, aprire domande e lasciare al lettore la possibilità di continuare quella riflessione anche dopo aver chiuso la pagina.

    Credo che proprio questa sia una delle funzioni più preziose degli articoli culturali e del long form: sottrarre per qualche minuto il pensiero alla velocità quotidiana e restituirgli profondità, sfumature e possibilità di confronto.

    La carta, in questo senso, aggiunge qualcosa. Introduce un gesto, un tempo e persino una diversa predisposizione alla lettura. Si prende in mano una rivista, si sfoglia, si torna indietro, si sottolinea una frase, magari la si lascia su un tavolo e la si riprende qualche giorno dopo.

    È anche questo il tipo di scrittura che voglio continuare a coltivare: articoli che partano dalle parole e arrivino alle persone, attraversando comunicazione, cultura, società e trasformazioni del nostro tempo.

    E forse vale ancora la pena concedersi questo piccolo privilegio: fermarsi davanti a una pagina abbastanza a lungo da permettere a un pensiero di continuare a lavorare dentro di noi.

    Hai un progetto editoriale da raccontare?

    Una rivista, un podcast, un libro o un articolo long form possono diventare modi differenti per dare forma e continuità a un pensiero. Se stai lavorando a un progetto culturale o editoriale e vuoi confrontarti sulla sua voce, sulla struttura o sui contenuti, possiamo parlarne.

    Autore – Cristian Tava

    Formatore, ricercatore e progettista di percorsi sulla comunicazione, la voce e le comunità.

    Fondatore di in2parole e ideatore di Villaggio Saggio. Lavora sull’incontro tra comunicazione, crescita personale e trasformazione dei territori.

    Nota editoriale
    Questo contenuto è stato sviluppato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per ricerca, organizzazione e revisione linguistica. Il contenuto finale è sottoposto a revisione e responsabilità editoriale dell’autore.